Merlot: viva il vino “facile”!

Quello del vino è un mondo vario, ricco e complesso, in cui ognuno può trovare ciò che cerca. Proprio come per la musica, nell’arte o nella letteratura, e come del resto la cucina, per il vino ci sono infinite sfumature di gusto, stile e modalità. Come una stonatura in una sinfonia, un errore di prospettiva in un paesaggio, un dialogo sciatto o un piatto di pasta scotta, ci sono errori oggettivi nella vinificazione o nell’invecchiamento di un vino. Allo stesso modo, ci sono esecuzioni sciolte e appassionate, sfumature di colore perfettamente dosate, dialoghi brillanti e cotture perfette, come ci sono vini ottimamente equilibrati e perfettamente invecchiati.

Ma le predilezioni personali, ovviamente, restano: l’importante è conoscere bene il confine tra la soggettività del gusto e l’oggettività del giudizio di qualità. Tra gli appassionati di vino, è facile che le passioni e le idiosincrasie prendano il sopravvento, come testimonia bene un passaggio di Sideways, una commedia agrodolce del 2004 ambientata tra i vigneti della Napa valley: Miles Raymond (interpretato da Paul Giamatti) sta assaggiando i vini di una cantina locale e, dopo aver esibito le sue doti di degustatore sopraffino con un Pinot e un Cabernet Sauvignon, si rifiuta categoricamente di assaggiare un Merlot, definendolo volgare.

Questo vitigno, infatti, viene disprezzato da molti wine snob, che lo etichettano con un termine che sa di anatema: troppo “facile”, dicono. Che lo snobismo possa rovesciarsi nel suo contrario è un ovvio paradosso, ben rappresentato dal fatto che il più sdegnosamente altezzoso di tutti i vini, il leggendario Petrus che per le annate di maggior pregio raggiunge facilmente i 12mila euro a bottiglia (!), sia proprio un Merlot in purezza. Ma queste sono le stravaganze dei grandi, i comuni mortali devono accontentarsi, nelle loro elucubrazioni, di sviscerare le complessità di altri vini, purché siano opportunamente difficili.

Ebbene, voglio rivendicarlo: il bello del Merlot è proprio il suo carattere gioviale, la facilità con cui si lascia bere, la franchezza con la quale rivela il suo sapore pieno e pulito, il bel corpo rotondo che accompagna ed esalta sapori genuini. Ecco una bottiglia da godersi a ogni bicchiere, a piene sorsate, che regala soddisfazione e persistenza, che ha l’eleganza della semplicità. Un’eleganza facile da percepire, ma non così scontata da realizzare. Per quanto sia un vitigno robusto, proprio la sua franca pienezza si espone a molti difetti in vinificazione e il suo sapore fresco e schietto può facilmente corrompersi: fare un buon Merlot non è poi così facile.

La facilità, invece, si ritrova tutta negli abbinamenti: questo vino sta bene con la carne rossa, gli arrosti, i formaggi e i salumi, insomma con sapori generosi, aperti e gioviali come il suo carattere. Accompagnamo, allora, un bel bicchiere di questo vino così amichevole con un bell’assortimento di salumi altrettanto semplicemente deliziosi. Cominciamo con un fiocco di prosciutto, tenero, dolce e saporito, tagliato non troppo sottile su una bella fetta di pane casareccio ammorbidito da un po’ di burro. Proseguiamo con qualche fetta di culotta affumicata, un altro bel taglio di coscia, che sprigiona i suoi aromi di erbe e di legno di faggio ben sottolineati dalla generosità di una seconda sorsata di vino e chiudiamo l’assaggio con un filetto di cinghiale affumicato, magro e straordinariamente ricco di sapore e profumo, che stuzzica il gusto e l’olfatto, preparando il terreno per una nuova sorsata.

Un abbinamento facile, per una serie di piaceri generosi e semplici: a questo punto, la cosa più facile è che si abbia voglia di ricominciare, di ripetere il giro degli assaggi. Perché no?

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