La Mangialunga di Fontanegli

C’è un canale di comunicazione diretto tra i sapori e la memoria, che si popola di affetti ed emozioni primarie. Ritrovare un sapore significa attivare tutto un circuito di reminiscenze, che ci aiuta a fare il punto su chi siamo e come siamo arrivati a essere noi stessi. La Mangialunga di Fontanegli spicca, nel variegato panorama delle sagre e degli eventi dedicati a ricostruire il filo che lega sapori, memoria e identità dei luoghi, per il modo semplice, originale ed efficace con cui ribadisce questo legame.

La Mangialunga è infatti una lunga passeggiata di 5 chilometri per “le ville e le creuze” di Fontanegli, punteggiata di soste per un lungo pasto completo, diluito tra le diverse tappe di un’esplorazione lenta e gustosa, in cui il piacere dei sapori si accompagna al gusto della (ri)scoperta. Fontanegli è un paese antico del circondario genovese, aggrappato alla collina e stregato dal mare, ricco di sorgenti e incastonato nella val Bisagno, vale a dire nella linea di comunicazione tra Genova e il Piemonte: un luogo di passaggi e incontri, imbevuto di quella cultura nomade e meticcia, ma proprio per questo così orgogliosa e memore, che risuona nella lingua genovese. Proprio per questo, il programma della manifestazione (per ulteriori informazioni e per partecipare si può andare qui) intreccia posti e piatti con il filo di questa lingua:

  • 1ª tappa – “Ciassà”(Soc. S. Pietro) – Cocòlli – Cortese
  • 2ª tappa – “Bascæ” – Salûmmi – Ortrugo
  • 3ª tappa – “Peuzzo” – Fainà, fûgàssa zenèise e salàmme – Pinot Grigio
  • 4ª tappa – “Cadàle” – Trenètte co-o pèsto – Bonarda
  • 5ª tappa – “Ronchètti” – Ravieu co-o tocco – Dolcetto d’Acqui
  • 6ª tappa – “Picàssi” – Sciorbètto a-o limòn
  • 7ª tappa – “Trailètta” – Çimma a-a zenèise e tomàte – Gutturnio frizzante
  • 8ª tappa – “Pürtæ” –
  • Porchètta a-o fòrno e patàtte frïte – Gutturnio fermo
  • 9ª tappa – “Tràila” – Formàggio grann-a e pèie – Muller Thurgau
  • 10ª tappa – “Campo Sportivo” –Panarellìnn-a “PANARELLO” – Moscato

Altro ingrediente fondamentale è la musica: in ogni tappa si suona, si canta e, volendo, si balla. Perché la musica, come il cibo, custodisce la memoria e la fa rivivere, condividendola. In omaggio a questi suoni, questi sapori e a questa lingua, nulla di meglio che lasciare la parola al loro più grande cantore, l’immenso Faber. Il suo piatto preferito, la çimma (una tasca di pancia di vitello farcita di ogni ben di DIo) fa ovviamente parte del menu e questa e la canzone che la celebra.

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