Ricordando la pioggia

Giugno è appena iniziato, dopo un  maggio uggioso, che si è comportato come un ottobre a cui abbiano rifilato un calendario sbagliato, possiamo fare due cose. Oggi il sole splende e l’estate è dietro l’angolo, anche se resta un po’ di rimpianto per non aver potuto godere di quelle belle giornate di primavera, con le scampagnate, i campi fioriti inondati dal sole, le serata fragranti in cui è piacevole indugiare all’aperto, la promessa, ancora mansueta ma già ben definita, dell’estate che si avvicina, il primo sentire delle vacanze non più così distanti. Possiamo esorcizzare questo ricordo con un ultimo tuffo nei sapori e nei profumi della stagione trascorsa, per prendere congedo dalla pioggia, senza rimpianti né rancori, e prepararci al gran sole delle prossime settimane.

Accogliamo così la stravagante finzione di un ottobre fuori stagione, quasi a prolungare un inverno che si è fatto vedere decisamente poco. Godersi il ritorno a casa, un bel film o un buon libro, una tazza di té o un bicchiere di vino buono e, magari, un piatto un po’ più robusto di quello che ci si aspetterebbe guardando il calendario. Certo, senza esagerare: le temperature non sono certo da carrello dei bolliti o da brasato con la polenta.

Un bel piatto di tagliatelle con il ragù di cinta senese DOP, ecco che cosa ci vuole: il sapore casalingo della domenica, un giorno feriale, dopo una giornata di lavoro passata in città sotto l’acqua. Il sapore deciso ma delicato di questa carne rara, proveniente da maiali allevati come si deve, di una razza antica, magra e pregiata, è un meraviglioso piccolo lusso da concedersi senza fatica e senza troppo impegno, perfetto per concedersi un piacere che ci rimetta al mondo dopo i mille contrattempi della giornata. Come dicono gli anglosassoni, un comfort food, ma di qualità. Visto che siamo in vena di piacevolezze un po’ fuori dagli schemi, stappiamo una bella bottiglia di un gran vino, e pazienza se usciamo dalle regole degli abbinamenti regionali. Un Barolo, nientemeno: il re dei vini italiani, con tutta la sua ricchezza e la sua complessità, il profumo di viola e la straordinaria eleganza, apriamolo con cura, lasciamolo respirare, versiamolo in bicchieri grandi e adeguati, sentiamone il profumo, deliziamoci con un piccolo sorso che anticipa il piacere più che realizzarlo. Poi mettiamoci a tavola, gustiamo con calma golosa le prime forchettate e concediamoci, finalmente, una bella sorsata, lussuosamente carezzevole. Nulla di meglio che una serata fatta di piccole e piacevoli accortezze, di qualche concessione e di una generosa dose di gusto per raddrizzare una stagione così deludente!

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